La Nuova Campagnola nasce ufficialmente nel maggio del 1974 quando viene presenta dalla Fiat al salone di Belgrado.

In effetti già da alcuni anni la casa torinese stava lavorando al progetto di una nuova fuoristrada. Il nuovo modello doveva rispondere, oltre alla scontate caratteristiche off-road, a quelle specifiche di guidabilità e confort di un’autovettura moderna.

Per conciliare tali necessità fu approntato un progetto innovativo per l’epoca con l’adozione di sospensioni indipendenti e carrozzeria a telaio portante al posto dei tradizionali ponti rigidi e telaio portante.


A questa soluzione i tecnici dalla Fiat giunsero attraverso varie fasi sperimentali che si ripromettevano di mettere a punto un così nuovo concetto di fuoristrada.

Dopo aver provato vari schemi di sospensioni alla fine si optò per uno schema tipo Mc-Pherson con l’adozione di barre di torsione longitudinali quale elemento elastico.

Il motore e cambio provenivano invece  dalla produzione normale Fiat con specifici adattamenti.

Il motore adottato fu un quattro cilindri in linea con cinque supporti di banco derivato dal 1800 cc. installato sulla Fiat 132

L’unità fu modificata per renderla  idonea alla nuova applicazione portando la cilindrata a 1995 cc. ottenendo una potenza erogata di 80 CV ed una curva di coppia più favorevole per la guida in fuoristrada.

Il cambio a 4 marce tutte sincronizzate più retromarcia era invece di derivazione 124, mentre il gruppo riduttore/ripartitore era separato dalla scatola del cambio.

Altra novità per l’epoca furono i differenziali autobloccanti, di produzione ZF, che garantivano una  buona guidabilità del mezzo anche ai meno esperti.

Nel luglio del 1974 iniziò la commercializzazione del veicolo nella sola versione torpedo a 7 posti al prezzo di 4.076.800 lire

Contemporaneamente avveniva lo sviluppo della omologa versione militare che entrò in servizio nel 1976 assumendo la denominazione AR76 (dove le prime lettere stanno per Autoveicolo da Ricognizione ed i numeri identificano l’anno dell’omologazione militare)

La versione militare differiva dalla civile per le luci da guerra , l’impianto elettrico di tipo stagno a 24V anziché a 12V e per l’adozione dei differenziali autobloccanti (optional per la versione civile).

Nel 1976 inoltre la produzione si arricchisce mediante l’introduzione di una con carrozzeria allungata di 25 cm.  con una portata di 9 persone e della versione a tetto rigido (disponibile per entrambe le carrozzerie).

Il primo aggiornamento importante arriva nel 1979 quando è finalmente disponibile la versione diesel, particolarmente richiesta dal mercato.

Il propulsore adottato era un 2500 cc da 72 CV, 4 cilindri in linea di tipo aspirato con precamera, derivato dal collaudato diesel SOFIM tipo 8140 già montato in diverse conformazioni, su molte vetture Fiat (131, 132, Argenta) e veicoli commerciali (Ducato e Daily). 
La caratteristica estetica più evidente rispetto al modello benzina era il nuovo cofano motore, dotato di un poco elegante rigonfiamento, dovuto alle maggiori dimensioni in altezza del motore.

La nuova versione diesel fu particolarmente accolta dal mercato tanto che in breve tempo il 70% della produzione era motorizzata a gasolio.

L’introduzione del nuovo motore comportò una serie di aggiornamenti che furono trasferiti anche alla versione a benzina quali: scocca rinforzata in numerosi punti con paraurti anteriore con foro per il rimorchio, barre di torsione maggiorate, cambio a 5 marce con frizione maggiorata, servofreno e servosterzo (di serie sulle diesel), luci di retromarcia.

ar76ATali migliorie furono applicate ovviamente anche alla versione militare che però non fu omologata nuovamente ma assunse la denominazione AR76/A (la dizione AR79, anche se spesso adottata, non ha alcun riscontro sulla documentazione tecnica ufficiale).

Il prezzo su strada della campagnola nel 1979 variava tra 12.956.000 lire della torpedo corta a benzina e i 16.142.000 lire della hard –top lunga diesel.

Per quanto riguarda le prestazioni la versione benzina raggiungeva una velocità massima superiore a 120 km/ora (diesel 115 km/h), e poteva può superare pendenze fino a 45° ed una inclinazione massima laterale è di 45°.

L'altezza minima da terra "a pieno carico" rilevata al centro delle ruote anteriori pari a 27,5 cm e la particolare configurazione del "fondo" completamente libero da ostacoli permetteva di superare agevolmente ostacoli come fango, neve, sabbia e massi senza pericolo di incagliarsi.

Inoltre, grazie ai suoi rapporti ridotti molto corti (di ben 3,5 volte rispetto alle marce normali) raggiungeva una coppia di ben 54 kgm, rendendola particolarmente adatta al traino pesante.

La produzione terminò nel 1986 con 45.000 veicoli prodotti.

Oltre alla produzione di serie, furono sviluppati durante il suo periodo di produzione, una serie di varianti e modelli derivati.

La Renault  nel 1976  costruì in collaborazione con la Fiat una ventina di esemplari della Nuova Campagnola con motore Renault type 829. Si trattava della Renault TRM 500, nata per aggiudicarsi la fornitura di un automezzo da ricognizione per l'esercito francese, il quale tuttavia scelse il Peugeot P4 , fuoristrada costruito su licenza derivato dal Mercedes G.

La Nuova Campagnola venne anche esportata nell'ex Jugoslavia con la sigla 1107 JD in collaborazione con la Zastava.

Sulla base della Nuova Campagnola sono state inoltre allestite versioni speciali quali ambulanza a passo allungato (Boneschi) e versioni protette e blindate per uso di scorta e polizia (Asa Guardian)


La nuova campagnola è stata adottata come mezzo di servizio da tutti i corpi dello Stato quali Esercito, Carabinieri, Polizia, Vigili del Fuoco, Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza, così come la numerose società pubbliche e private (ENEL, SIP, RAI. ecc)Una Nuova Campagnola è stata donata a Papa Giovanni Paolo II nel 1980 durante la sua visita a Torino ed ha svolto la funzione di Papamobile;  Il Papa si trovava su quella vettura quando fu ferito nell’attentato del 1981 a Piazza San Pietro.

Si ricorda infine che la Nuova Campagnola ha partecipato a numerose competizioni agonistiche quali la Parigi – Dakar (in varie edizioni e con numerosi equipaggi) ed il Rally dei Faraoni, ottenendo spesso numerosi piazzamenti ma senza purtroppo ottenere un successo pieno.